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Il dandy Claudio Marchisio

Mosaico di uno stile non dissoluto ma alla ricerca del bello | Mattia Brogno |  Il centro del campo è solitamente presieduto da uomini cerebrali, creativi. O dinamici, e aggressivi. Ci sono centrocampisti che si occupano di regia, oppure specializzati nella frammentazione del gioco avversario; e ci sono i box to box, i palleggiatori. E c’è – o, meglio, calcisticamente parlando, c’era - Claudio Marchisio, che ingloba in soli – si fa per dire – 184 cm una sfaccettata serie di tipologie.  I calciatori duttili ma sopratutto eleganti destano una passione in chi scrive già presente dalla fase  si adolescenziale. Ammettiamo di aver avuto una cotta per il mai-pienamente-sbocciato Adrien Rabiot, che, nonostante la stazza non esattamente esigua e trascurabile, mostrava una finezza con la sfera in possesso ed una leggiadria nelle movenze paragonabile all’incipit di Arancia Meccanica. Sì, il  riferimento va al primo piano sullo sguardo di McDowell, composto ma provocatorio, all’interno del Koroba
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Fenomenologia di un pibe

| Tobia  Cimini  | Da giorni il mondo si muove frastornato, a volte anche infastidito, dalla morte di Diego Armando Maradona. Qualcuno col groppo in gola che non sembra volersi snodare, qualcun altro improvvisamente ridestato dalla sua abituale indifferenza verso l’universo del pallone, qualche altro ancora agitato da un’insofferenza inestinguibile perché il mondo, soprattutto di questi tempi, dovrebbe aver di meglio a cui pensare. Tutti, comunque, investiti da un evento inaspettato. Chi o cosa sia stato Maradona è difficile da definire, come tutte le cose grandi. Ma di sicuro è stato  qualcosa  per tutti, senza distinzioni, come tutte le cose grandi. Si è spinto al di là, molto al di là, dei confini dentro cui si muove normalmente un calciatore. Chi vi scrive, ad esempio, non ha mai avuto la possibilità di apprezzarlo in attività, ma non per questo è rimasto immune – parola quantomai significativa in questi mesi – all’aura che ancora oggi, a giorni dalla sua morte, el Diego ha attorno

Rio Ave-Milan: il valore della Fortuna

| Antonio Belloni |  Il racconto di una delle partite più insensate di sempre:  il pàthos, la sofferenza, la beffa, il dolore, e soprattutto la fortuna.

E' finita la stagione infinita

 | Paolo Brescia | E' durata dodici mesi, praticamente. Nel mezzo il nostro mondo ha subìto uno dei più grandi stravolgimenti della sua storia, ma la Serie A non ha cessato di essere Serie A, anche quando tutti le chiedevano di fare un passo indietro. Essa, diligentemente, si è fermata ma non ha arrestato il motore, ha semplicemente posto il veicolo in folle. In attesa di un insperato semaforo verde. Non si può fermare, è una "giostra" economicamente e semanticamente troppo importante per il nostro paese. Il verde è arrivato praticamente tre mesi dopo il rosso, insieme al resto del calcio europeo. La "fase due" era iniziata, il motore poteva essere riavviato: in fretta però, così da mandare in ghiaccio questo strano campionato.

Bundesliga osservata

      | Francesco Lalopa | Da più di due mesi il mondo si è fermato totalmente. A farne le spese sono state tutte le attività "non essenziali" e il calcio non ha potuto sottrarsi al lockdown cautelativo imposto dalle autorità.  Soltanto dalla Germania sono arrivate aperture concrete sulla ripartenza dei campionati calcistici e, mentre il mondo questo fine settimana del 16 maggio resterà a guardare, la Bundesliga sarà il primo campionato a riaprire i battenti.

Luis Sepúlveda e il calcio

Un estratto da "Una sporca storia", opera dell'autore cileno, scomparso nelle ultime ore.

Per mostrare il meglio di sè bisogna vincere

 | Mattia Brogno | Ricordi di una prestazione ambiziosa ma non troppo: City-Roma 1-1 E' opinione comune, e qui la pensiamo senz'altro così, che la partita giocata dalla Roma in casa dei campioni d'Inghilterra, il 30 settembre del 2014, sia tra le migliori che una squadra italiana abbia offerto in campo europeo, in trasferta, negli ultimi anni. Il fatto che abbia prodotto un pareggio, tuttavia, mette in risalto la perenne incompiutezza di una squadra che storicamente manca di cinismo. Come un film hollywoodiano traboccante di qualità recitativa e colpi di scena inattesi ma che, alla lunga, colpisce per la sua disomogeneità. E dunque non sarà mai un kolossal. La formazione scesa in campo quella sera - seconda giornata del girone, dopo aver demolito precedentemente il CSKA all'Olimpico - proponeva la coppia di centrali Manolas - Mbiwa a difesa della porta di Skorupski; Maicon, in splendida forma psicofisica, e Cole esterni bassi; Keita davanti la difesa, da playma