| Costanzo Cau | Due pareggi, stesso risultato (1-1), stessa prestazione: pessima, almeno fino a quando gli avversari ci hanno ricordato che nel calcio la presunzione gioca brutti scherzi. La Juve vista sabato contro l’Inter e martedì contro il Copenhaghen è lontanissima parente di quella dello scorso anno. Approccio mentale sbagliato, supponenza, quasi svogliatezza a volte, gioco poco fluido e lineare, continui lanci lunghi sistematicamente preda dei difensori avversari. Per una volta, appare lecito puntare il dito contro il Mister Conte. Eh già, proprio lui. Sì, perché la gestione tattica delle ultime due partite ha destato parecchie perplessità. In modo particolare, alcune sostituzioni paiono incomprensibili. Ma andiamo con ordine. Contro l’Inter, i bianconeri erano disposti malissimo in campo, troppa distanza fra i reparti, attaccanti poco e male assistiti. E la cosa assurda è che si continuava a insistere col lancio lungo. Dopotutto, con arieti del calibro di Tevez e ...