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Viaggio in Turchia

|  Federico Sborchia  | La Turchia è un paese magico, diviso su due continenti e toccato da altrettanti mari. In Turchia potete godervi il fascino immortale di Istanbul, potete sperimentare alcune meraviglie naturali come le terme di Pamukkale e i camini delle fate . Potete anche regalarvi una vacanza di mare ad Antalya o a Bodrum ma soprattutto potete osservare fino a che punto può giungere la decadenza di un uomo e soprattutto di un calciatore. La Turchia è un gigantesco calderone di culture, un crocevia storico come pochi altri e la Süper Lig ne è una degna espressione: un grandissimo mix di giocatori di ogni dove che qua confluiscono quando sentono vicina la fine. In questo viaggio vi accompagneremo di città in città e di squadra in squadra. Adana | Adana Demirspor Adana è ciò che resta della vecchia Antiochia di Cilicia, girando per Adana potete trovare il bellissimo castello armeno di Yılankale ma anche una notevole distesa di grattacieli. Tra le altre cose ad Adana...

Il Burnley e Dyche, Dyche e il Burnley

| Lele Aglietti |

Partire dal basso, scalare la montagna, appigliarsi dove possibile: nel 2016 in Championship, oggi in Europa League.


La stagione degli uomini di Dyche stupisce nel piazzamento, che è frutto di basi solide, ma certamente anche insolite.
Pochi i gol realizzati, pochi quelli subiti e un gioco che non rientra propriamente nei canoni del calcio che piace oggi, fatto di passaggi rapidi, triangolazioni continue e possesso palla raggirante.
Il Burnley ottiene un risultato storico andando anzi controcorrente, spesso subendo il possesso avversario, giocando subito in verticale, sfruttando le palle alte e attaccando per primi quelle "sporche".
La continuità del lavoro nel tempo (Dyche dal 2012 al Burnley) permette all'allenatore di strutturare la squadra di modo che ognuno possa sfruttare al meglio i propri punti di forza e, nel contempo, mettere in ombra i propri punti deboli. 
Un lavoro, questo, che va forse oltre il bel gioco, perchè implica un lavoro sul singolo piuttosto che sul gruppo.
Dyche porta avanti il 4-4-2 dall'ultimo anno di Championship e in primis la solidità difensiva non matura dal caso, perchè i quattro della retroguardia lavorano insieme da ormai tre anni: Tarkowski e Mee al centro agiscono vicino agli esterni Lowton e Ward, incredibilmente attenti all'efficacia, meno all'estetica.



A due giornate dalla fine, il Burnley è la squadra che ha spazzato più volte in tutto il campionato e, conseguentemente, la squadra che di gran lunga ha affrontato più duelli aerei.
E non è un caso, quindi, che molti gol siano arrivati su palle alte, anche grazie alla fisicità dell'ultimo uomo d'attacco, in alternanza tra Vokes e Wood, entrambi non sotto i 190 cm.

Nella stagione 2017/2018 i segnali al campionato sono subito importanti, e quando la squadra nelle prime giornate raccoglie punti sia ad Anfield che a Wembley, il tutto sembra soltanto un fuoco pronto a spegnersi presto; la brutta caduta col City di Guardiola sembra essere la prima folata di vento, che però alimenta soltanto il fuoco: 6 vittorie (di cui 5 con porta inviolata) nelle 8 partite seguenti.
Poi il calo fisico fisiologico, nella fase intermedia della stagione, che ha le sembianze di una crisi, finta: sono 11 le partite consecutive senza vittoria, nelle quali però la squadra strappa punti ad entrambe le squadre di Manchester, dando filo da torcere anche allo straripante Liverpool.
Squadra quadrata, che continua ad incassare i colpi senza mai cadere al tappeto, sempre nel vivo del match.

E quanto incassato serve poi per reagire, nell'ultima fase della stagione, con 17 punti in otto partite.
Poco conta la lezione presa all'Emirates nell'ultima uscita, poco contano i cinque gol subiti: sono il sospiro liberatorio di chi è arrivato al traguardo, e sente forte l'odore d'Europa.

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