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Viaggio in Turchia

|  Federico Sborchia  | La Turchia è un paese magico, diviso su due continenti e toccato da altrettanti mari. In Turchia potete godervi il fascino immortale di Istanbul, potete sperimentare alcune meraviglie naturali come le terme di Pamukkale e i camini delle fate . Potete anche regalarvi una vacanza di mare ad Antalya o a Bodrum ma soprattutto potete osservare fino a che punto può giungere la decadenza di un uomo e soprattutto di un calciatore. La Turchia è un gigantesco calderone di culture, un crocevia storico come pochi altri e la Süper Lig ne è una degna espressione: un grandissimo mix di giocatori di ogni dove che qua confluiscono quando sentono vicina la fine. In questo viaggio vi accompagneremo di città in città e di squadra in squadra. Adana | Adana Demirspor Adana è ciò che resta della vecchia Antiochia di Cilicia, girando per Adana potete trovare il bellissimo castello armeno di Yılankale ma anche una notevole distesa di grattacieli. Tra le altre cose ad Adana...

Brasile-Germania: Io c'ero!

Paolo BRESCIA

La più classica delle frasi da vanitoso, oggi è d'attualità: Io c'ero! Ho assistito ad un paese in lacrime, sconvolto dal dolore di una tragedia che rimarrà nella storia del Brasile per sempre. Peggio del Maracanazo 1950, peggio del peggio. Una disfatta totale, una partita incommentabile. Errori difensivi non degni dei verdeoro, intensità da dilettanti, gioco da presuntuosi con la cresta abbassata. D'altro canto onore alla Germania, che-se è vero che ha avuto la strada spianata-ha giocato una mezz'ora di calcio cinico, preciso e esaltante.

 Sembrava un film, un sogno, ho chiesto a chi era con me in quel momento di darmi un pizzicotto, per vedere se era tutto finto, frutto dell'immaginazione. Invece no, c'erano migliaia di persone in lacrime, c'era la catastrofe che si avverava. La catastrofe di un calcio-un modo di fare calcio- finito, consumato, arretrato.
Ha vinto chi vede il calcio come speranza per il futuro di un popolo: le squadre in Germania costruiscono da qui ai prossimi 20 anni, questo è ciò che conta. I tedeschi sono squadra, non 11 singoli messi insieme-male- da un vecchio allenatore con le scarpe ortopediche(Felipao). Quanto ha dato Guardiola a questa Germania è fantastico, ma la mano di Loew non va ignorata. E nemmeno quella-enorme- di Neuer; hanno fatto molto anche quei piedi graziosi di Klose, quel visionario di Kroos, quel sottovalutato di Schuerrle.

Adesso il Brasile deve ripartire(è facile dirlo, da fuori). I nomi, come sempre, ci sono. Ora serve il carattere. Siete i verdeoro, onorate quel nome!

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