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Viaggio in Turchia

|  Federico Sborchia  | La Turchia è un paese magico, diviso su due continenti e toccato da altrettanti mari. In Turchia potete godervi il fascino immortale di Istanbul, potete sperimentare alcune meraviglie naturali come le terme di Pamukkale e i camini delle fate . Potete anche regalarvi una vacanza di mare ad Antalya o a Bodrum ma soprattutto potete osservare fino a che punto può giungere la decadenza di un uomo e soprattutto di un calciatore. La Turchia è un gigantesco calderone di culture, un crocevia storico come pochi altri e la Süper Lig ne è una degna espressione: un grandissimo mix di giocatori di ogni dove che qua confluiscono quando sentono vicina la fine. In questo viaggio vi accompagneremo di città in città e di squadra in squadra. Adana | Adana Demirspor Adana è ciò che resta della vecchia Antiochia di Cilicia, girando per Adana potete trovare il bellissimo castello armeno di Yılankale ma anche una notevole distesa di grattacieli. Tra le altre cose ad Adana...

Moise Kean, il trapper

| Luca Balbinetti |

La trap, grazie a polemiche e dischi venduti, è diventato il genere musicale più ascoltato attualmente in Italia. 



Kean è un classe 2000 e, come era facile immaginare, osservando le sue Instagram stories, ascolta prevalentemente questo genere di musica. Le canzoni trap sono spesso un inno all’autocelebrazione, i trapper sono nella maggior parte ragazzi che hanno vissuto dei momenti di difficoltà e che grazie alla loro musica non perdono occasione per ostentare la loro rivincita. Moise Kean è un trapper e, per favore, non pensate che questa espressione venga usata con un’accezione negativa, anzi. 
Kean è semplicemente l’emblema del nuovo che avanza, la sua attitudine al suo lavoro è la stessa di un giovane cantante che ha la consapevolezza di avere avuto un’infanzia non tra le più semplici ma la determinazione di arrivare a qualcosa di grande, non se ne vergogna e forse inconsapevolmente lo ricorda a tutti ogni volta che può, raramente usando le parole e molto spesso i fatti. Kean ha già attraversato momenti di vario genere durante la sua bravissima carriera, è passato dallo sbagliare un calcio decisivo in nazionale provando un cucchiaio, e quindi sobbarcandosi qualsiasi tipo di polemica che ne è conseguita, all’esordire da titolare in nazionale maggiore timbrando il cartellino. Questo suo atteggiamento che, a primo acchito, sembra quello del classico ragazzino ribelle, deve molto alla scuola Juventus, che, al contrario di ciò che leggerete sotto i commenti Facebook dei post della Gazzetta dello Sport, in quanto ad insegnamento della disciplina e della dedizione al lavoro ha pochi eguali nel mondo, questo è uno dei tanti segreti della società bianconera.



Kean non era partito benissimo, aveva poca voglia di impegnarsi e lo si notava dalla mancata considerazione che nutriva la Juventus e mister Allegri nei suoi confronti, quest’anno però qualcosa è cambiato perché il ragazzo deve aver intuito che, alla stregua dei suoi coetanei trapper, c’è differenza tra una meteora che si gode il proprio momento di celebrità e chi attraverso il lavoro e la lungimiranza avrà la capacità di affrontare e cavalcare anche le onde del cambiamento. Allegri, che va sempre ricordato, nella gestione della rosa non è secondo a nessuno nel mondo, ha gestito minuziosamente il talentino azzurro che nel frattempo ha avuto la chance di osservare Cristiano Ronaldo da vicino, ed ora che il ragazzo è nel suo periodo migliore, avrà verosimilmente il compito di sostituirlo in campionato, la forma c’è ed è quanto, al momento, basta. La sua costituzione fisica è quella di un predestinato: è veloce, ha forza fisica e deve ancora crescere quel tanto che gli basterà per prendere confidenza anche con i duelli arei, il che in futuro lo rende perfetto, almeno nell’idea di chi sta scrivendo, per affrontare la Premier League.



Kean è un attaccante moderno, nel modo di agire e di pensare, figlio della generazione che rappresenta, vuole tutto e subito, ma lo vuole ottenere nel modo più appariscente e nello stesso momento efficace che esista. Relegarlo in area di rigore sarebbe uno spreco, la capacità di attaccare la porta partendo dalla trequarti è tipica di chi sa già perfettamente dove vorrà il pallone e questo, quando hai compagni di squadra che calciano con gli occhi, è un vantaggio notevole.

Moise Kean è un ribelle, un ragazzo che risponde a tono alle dichiarazioni di un padre assente, un ragazzo di colore consapevole del momento storico che vive il nostro paese, ma non lo soffre, tutt’altro, lo sfida.

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