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Viaggio in Turchia

|  Federico Sborchia  | La Turchia è un paese magico, diviso su due continenti e toccato da altrettanti mari. In Turchia potete godervi il fascino immortale di Istanbul, potete sperimentare alcune meraviglie naturali come le terme di Pamukkale e i camini delle fate . Potete anche regalarvi una vacanza di mare ad Antalya o a Bodrum ma soprattutto potete osservare fino a che punto può giungere la decadenza di un uomo e soprattutto di un calciatore. La Turchia è un gigantesco calderone di culture, un crocevia storico come pochi altri e la Süper Lig ne è una degna espressione: un grandissimo mix di giocatori di ogni dove che qua confluiscono quando sentono vicina la fine. In questo viaggio vi accompagneremo di città in città e di squadra in squadra. Adana | Adana Demirspor Adana è ciò che resta della vecchia Antiochia di Cilicia, girando per Adana potete trovare il bellissimo castello armeno di Yılankale ma anche una notevole distesa di grattacieli. Tra le altre cose ad Adana...

Eurosfidanti: Stella Rossa


In questa storia si parla di Marakana ma non c’entra nulla il Brasile, al quale però con un po’ di presunzione si è evidentemente strizzato l’occhio. Non è una storia ambientata negli anni ’50 ma è attuale, proprio di questi giorni. Il Marakana è lo stadio della Stella Rossa, la squadra di Belgrado, inserita, con l’ottima compagnia di Napoli, PSG e Liverpool nel gruppo C della Champions League 2018/19.


A Belgrado, sponda Stella Rossa, hanno vissuto giornate bellissime di un passato folgorante e glorioso: nel 1991, in finale contro il Marsiglia, hanno vinto una delle edizioni più romantiche della Coppa dei Campioni. Sinisa Mihajlovic, Dejan Savicevic e Robert Prosinecki popolavano un centrocampo stellare troppo presto finito nelle mire di mercato dei grandi club europei. La guerra nei Balcani, le sanzioni alla Jugoslavia e la sospensione di tutte le squadre dalle competizioni Uefa e Fifa hanno determinato un prematuro eclissamento della Stella Rossa e di tutto il calcio jugoslavo in genere. Oltre un quarto di secolo più tardi, la formazione più vincente di Belgrado, si riaffaccia nella competizione europea più importante trovando avversarie durissime da battere.


L’approdo al girone è stato garantito da un preliminare lungo (iniziato a giugno con il primo turno) e non privo di difficoltà. Dopo aver eliminato i lettoni dello Jurmala e gli estoni del Suduva hanno trovato il primo  vero scoglio nello Spartak Trnava, superato soltanto grazie ad un gol di Nemanja Radonjic nei tempi supplementari. L’ultimo turno è stato ovviamente il più complicato e la qualificazione ottenuta sul filo del rasoio ai danni degli austriaci del Salisburgo, semifinalisti dell’ultima edizione dell’Europa League.
Tanto premesso appare evidente che la Stella Rossa di oggi sia solo una lontana discendente di quella conosciuta all’inizio degli anni ’90 ma il Napoli dovrà fare attenzione a quelle che sono comunque le sue peculiarità. Una su tutte il fattore “Marakana”: in casa il ruolino di marcia è di tutto rispetto con una sola sconfitta in 15 gare di Coppa Campioni.


Nell’undici di base, la formazione serba, presenta qualche vecchia conoscenza del campionato italiano, su tutti la prima punta nel 4-2-3-1 del tecnico Vladan Milojevic, il senegalese Richmond Boakye, già protagonista della promozione del Sassuolo dalla B alla A . Alle sue spalle il tridente Ben Nabohuane, Marin e Ebecilio (ma non è escluso l’impiego di Jonathan Cafu), mentre in mediana agiranno Krsticic (oltre 90 presenze nella Samp) e Causic. Davanti al trentunenne portiere Milan Borjan la cerniera difensiva sarà composta da Stojkovic, Savic, Degenek e Rodic ai quali spetta l’ingrato compito di arginare gli attacchi del Napoli costretto, a sua volta, a trovare il maggior numero di punti possibile nel doppio scontro contro i serbi della Stella Rossa: per cercare di rimanere in scia delle corazzate Liverpool e Psg, l’imperativo per gli azzurri guidati da Carlo Ancelotti, è quello di trovare proprio lì i punti fondamentali per agganciare i vagoni dei primi due posti. Lasciando la scaramanzia da parte, appare evidente che qualche categoria di differenza tra il Napoli e i ragazzi di Milojevic esista e non deve impressionare il fatto che giochino in uno stadio chiamato esoticamente Marakana. Del resto è scritto con la kappa.

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