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Serie Aperta, ma non a tutti

| Paolo Brescia |

Il gioco in Serie A, la roulette che mai si ferma ed è già alla quinta volata (superata), ci consegna altri verdetti, che ci lasciano un primo, importante, suggerimento: non c'è un diretto dominio a striscie bianconere, c'è una sostanziale apertura a due fronti, quello del vertice, composto dalla forma e dalla sostanza, ovvero dallo spettacolare Napoli coriaceo e ben impostato, e dalla Juve pur altalenante eppure sempre vincente e mai, davvero mai, in vera difficoltà all' (ex) Stadium, potere di un tempio che attrae e non lascia pane alle avversarie, evidentemente; e quello di insidia.




Che le due citate sappiano fare, e bene, il loro dovere è confermato dalla mole (19 reti per il Napoli, straordinario Mertens, son finite le parole) e dalla testa (precisa la Juve che gestisce gambe e cronometro contro l'ottima Fiorentina di Pioli), ma entrambe sanno di dover porre attenzione sulle milanesi, sicuramente (ma in misura minore, per motivazioni che risalgono anche agli ultimi campionati) e in prima battuta alla Roma, che sta scrollandosi ampie fette di ingiustificato pessimismo che aleggiava e aleggia nei dintorni di Trigoria, portato avanti da infausti personaggi che amano dibattere prima che il calcio giocato faccia il suo, inesorabile, corso. Intervenendo per smentirli. Lo fa, DiFra, come amabilmente NON si fa chiamare dagli amici della stampa romana, che pure fanno il loro lavoro con passione ma che spesso esagerano con le confidenze (con il mister abruzzese non si può). Dunque la Roma gira, Dzeko crea più occasioni di una rosa di una squadra intera, in difesa ancora clean sheet. 

Dietro, inutile aggiungere parole sull'includenza veronese, crotonese e genoana; meglio puntare la bussola su chi come il Torino sta facendo bene il lavoro di giocarsela, portando anche i vari nomi di talento a mettersi in luce con belle soddisfazioni. 

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