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Come funziona il VAR

| Emanuele Onofri |

Nella prossima stagione di Serie A sarà introdotto il VAR (Video Assistant Referee). Come funziona? Ci sono svantaggi?


L’Italia, insieme a Germania ed Olanda, sarà tra le prime nazioni ad usufruire di questa nuova tecnologia, pronta a sbarcare in tutti i campionati europei in caso di buona riuscita della sua sperimentazione. È importante sottolineare che la tecnologia VAR non è assolutamente una moviola in campo, come l’occhio di falco nel tennis, per intenderci, ma soltanto un aiuto al servizio del direttore di gara. L’arbitro, dopo un rapido consulto con i suoi assistenti, potrà infatti richiedere di rivedere le immagini a bordo campo per poi valutare quale sia la decisione più corretta da prendere. Questo protocollo potrà essere avviato solo in alcune situazioni: assegnazione di un gol, espulsioni, assegnazione di calci di rigore o scambio di persona oggetta a sanzionamento disciplinare. Né le due squadre in campo né i componenti delle due panchine potranno quindi richiedere all’arbitro di rivedere la propria decisione, il solo compito del direttore di gara sarà scegliere secondo propria coscienza se utilizzare il supporto tecnologico o meno.



Il VAR è già stato sperimentato in ambito internazionale, durante la Confederations Cup tenutasi in Russia, e da questa esperienza possiamo già dedurne quali possano essere i pregi e quali i difetti: sicuramente il più grande ostacolo al VAR è lo spettacolo, il suo utilizzo implicherebbe l’interrompersi del gioco per un tempo superiore alle interruzioni standard, spezzando il ritmo della partita. Di contro a questo il suo utilizzo permetterebbe all’arbitro di prendere la decisione giusta e questo metterebbe in numerosi casi a tacere le polemiche a fine partita, in quanto gli errori arbitrali diminuirebbero a dismisura. L’unico messaggio che non dovrebbe passare nel mondo arbitrale è quello che abbina un arbitro che utlilizza il VAR ad un arbitro poco capace: il direttore di gara non deve prendere l’uso della tecnologia come correzione ad un suo errore, ma semplicemente come un supporto alla sua prestazione, usufruendone ogni volta che sarà necessario. 



Questo è quanto accaduto in Confederations Cup durante la semifinale tra Cile e Portogallo: al Cile non solo è stato negato un rigore solare, ma né l’arbitro né l’assistente a bordo campo hanno ritenuto necessario l’intervento del VAR, ritenendo presuntuosamente di aver preso la decisione corretta anche in una situazione complicata, come il fallo commesso da Fonte.
Questo episodio isolato è solo un piccolo allarme, che potrebbe decisamente rientrare a fine stagione, quando i benefici dell’utilizzo del VAR saranno più visibili dopo la prova in un lungo periodo.

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