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Pensieri Orobici

| Paolo Brescia |

Un mercato in altalena, cessioni importanti, voglie nuove, tre trofei in cui competere. Eccola l’Atalanta, tra provincia e solida realtà, in tutto. 

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Gasperini, al -6 dal via, pensa, col 4-3-3 sul taccuino e una rosa che dovrà gestire le gambe, per vivere una seconda stagione di passione.
Che a Bergamo stiano preparando una nuova, fervida annata è infatti sulla bocca di tutti. Ripetere l’exploit visto lo scorso anno però sarà una montagna dura da scalare, considerato il triplo impegno, una novità a Bergamo. Coppe e Campionato, una difficile alchimia da trovare per un allenatore capace di portare sempre linfa ad una cantera d’eccellenza.

Non sono certo tutti presagi positivi, quelli della Dea, ma se per ogni lasciata il popolo bergamasco si è sentito più indifeso, è anche vero che lo scheletro della squadra era e resterà lo stesso: Berisha ancora a difendere i pali, Masiello, Toloi e Caldara a comandare la difesa. Il dubbio Spinazzola sulla linea esterna, in dirittura alla Juve, sta dando ansie a Gasperini, che vede questi ultimi 15 giorni di mercato un po’ come chi sa di possedere molti beni ma di aver scordato di chiudere la casa. Il ragazzo promesso bianconero agita le scelte del Gasp, che però ha ritrovato nel frattempo De Roon, per un abile intuizione di Percassi e dei suoi uomini. Davanti, inoltre, utile è stato resistere alle tentazioni Capitali per Gomez, lasciando il Papu come leader del pacchetto avanzato, forte di una doppia cifra raggiunta lo scorso anno, immagine che certo non riassume la splendida stagione dell’argentino. Con lui sarà l’anno di Petagna, chiamato all’esplosione dopo le troppe lodi, condite da troppi pochi gol e una opacità espressa anche alla corte di Ventura o ancor più con Di Biagio a giugno. A completare un tridente di qualità, l’uomo in più, l’uomo d’esperienza (anche europea), sul cui nome gravano però i pesi di una ricerca continua della stabilità, fisica, mentale e quindi di presatazioni: Josip Ilicic, un talento scoperto da Corvino che tanto bene ha fatto, a periodo, in terra Viola, che però ha più volte dato anche l’impressione contraria, quella di una eccessiva rilassatezza nel terreno verde. La nuova sfida lo potrebbe riabilitare, in una piazza più serena di Firenze, ma nemmeno poi così tanto. La sua crescita la si dovrà misurare alla gasperini-maniera, col tempo, anche molto, se necessario, ma sarà una crescita sicura, sul piano del posizionamento in campo sicuramente. Gol e numeri, non è dato a sapersi.

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Si parlava, infine, di piazza: Bergamo ha in se contraddizioni di ogni genere: amore e rabbia, pace e guerra, pazienza e fretta. Il tifoso della Dea conosce i bassifondi e apprezza le vette, relative ma ormai anche reali, del campionato. Il nerazzurro spinge i suoi e contesta, il nerazzurro tiene l’occhio sulla B (per guardare ai cugini bresciani, magari) ma non rifiuta il confronto con le big lombarde, che quest’anno ci si aspetta di vedere sopra la Dea. Una previsione che potrebbe lasciare con l’amaro in bocca i sicurissimi, stupendo magari quel tifoso descritto poc’anzi.

Popolari

Un titolo già vinto

| Paolo Brescia |
Per un po' abbiamo provato a definire aperta la lotta al titolo. C'era spazio, in Serie A, per l'inserimento di un Napoli interessante, c'era margine per l'insidia alla Juve. Poi, più niente, con i bianconeri che polverizzano ogni numero, ogni dato (37 punti su 39 nel '18); con i partenopei che scendono in qualità e rendimento, con le statistiche offensive che si fanno impietose, per un gruppo che fa dei gol l'arma migliore. La palla non entra, anche a San Siro, per un motivo o un altro, per un miracolo o un altro (con Donnarumma protagonista alla 100esima). La ruota non gira, non cambia il verdetto sul tricolore, che resta in casa bianconera, col cinismo del posticipo dello Stadium.

Verità d'aprile

| Paolo Brescia |
E dunque pare che le dispute proseguano, e che tutto si debba decidere con il fondamentale scontro diretto di domenica. Juve e Napoli, ancora protagoniste: la prima la dai per vincitrice perché decantata come cinica, solida, precisa; l'altra la dai come stanca, allentata. Poi si inverte la tendenza. Non cambia l'idea che proviamo a trasmettere: alla fine saranno i valori globali a decretare il titolo e questi valori la Juve li ha nel complesso del gruppo più alti di quelli Azzurri. Ma questo non toglie le importanti doti di Sarri e squadra. Sul turno infrasettimanale, per esempio, dove torna a farne 4 la squadra azzurra, ne fa uno solo (e non basta) la Juve a Crotone. 

Proposte per il weekend

| Max Strati |
Oltre alla sfida scudetto tra Napoli e Juve ci sono quattro big match piuttosto interessanti.

Due opposti

| Emanuele Onofri |
Breve storia della forte rivalità tra Juventus e Napoli, due squadre opposte.