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Dembélé il salvatore


Dembélé è l'acquisto giusto per la rinascita del Barcellona?

Tutti si sono chiesti se per la chiusura dell'operazione 150 milioni siano stati eccessivi, ma una risposta possiamo darla: Il Psg ha dato più di 200 milioni al Barça per prendere Neymar, allora il Barça ha chiesto informazioni per Dembélé del Dortmund, la società giallonera ha approfittato della somma incassata dai blaugrana per fare una richiesta di 150 milioni, inevitabile. Tedeschi accontentati, il talento francese si è trasferito alla corte di Valverde e forse l'effetto domino economico è finito, dato che il Borussia ha preso Yarmolenko per due soldi.


Questi gli highlights dell'ultima partita del talentino francese con la maglia del BvB

Dal punto di vista tecnico-tattico non è sbagliato dire che Dembélé sia il più forte giovane talento del mondo, è un classe 97 che ama i dribbling nello stretto, gli strappi e gli assist. Il bilancio con il Dortmund parla di 10 reti e 22 assist in 50 partite e rispecchia le sue predilezioni tattiche: non è un bomber di razza, ma ama giocare sulla trequarti o sulla fascia sinistra per spaziare negli ultimi trenta metri avversari, liberare spazi e saltare i difensori; in questo senso potremmo definirlo fantasista, un pochino come Neymar, ma meno avanzato.


Proprio per le sue caratteritiche, l'acquisto di Dembélé è in linea con il leggero cambiamento tattico di Valverde. Potremmo vedere infatti schierato un 4-2-3-1, che varierebbe i movimenti dei trequartisti e concentrerebbe la squadra sulla fase offensiva. In panchina sono presenti molte alternative in questa direzione, come Deulofeu e Alcacer, giocatori duttili che fanno al caso degli schemi blaugrana. Molto dipenderà quindi dal nuovo organico, e non c'è da escludere che ci vorrà tempo per vedere un grande Barcellona.

Popolari

Un titolo già vinto

| Paolo Brescia |
Per un po' abbiamo provato a definire aperta la lotta al titolo. C'era spazio, in Serie A, per l'inserimento di un Napoli interessante, c'era margine per l'insidia alla Juve. Poi, più niente, con i bianconeri che polverizzano ogni numero, ogni dato (37 punti su 39 nel '18); con i partenopei che scendono in qualità e rendimento, con le statistiche offensive che si fanno impietose, per un gruppo che fa dei gol l'arma migliore. La palla non entra, anche a San Siro, per un motivo o un altro, per un miracolo o un altro (con Donnarumma protagonista alla 100esima). La ruota non gira, non cambia il verdetto sul tricolore, che resta in casa bianconera, col cinismo del posticipo dello Stadium.

Verità d'aprile

| Paolo Brescia |
E dunque pare che le dispute proseguano, e che tutto si debba decidere con il fondamentale scontro diretto di domenica. Juve e Napoli, ancora protagoniste: la prima la dai per vincitrice perché decantata come cinica, solida, precisa; l'altra la dai come stanca, allentata. Poi si inverte la tendenza. Non cambia l'idea che proviamo a trasmettere: alla fine saranno i valori globali a decretare il titolo e questi valori la Juve li ha nel complesso del gruppo più alti di quelli Azzurri. Ma questo non toglie le importanti doti di Sarri e squadra. Sul turno infrasettimanale, per esempio, dove torna a farne 4 la squadra azzurra, ne fa uno solo (e non basta) la Juve a Crotone. 

Proposte per il weekend

| Max Strati |
Oltre alla sfida scudetto tra Napoli e Juve ci sono quattro big match piuttosto interessanti.

Due opposti

| Emanuele Onofri |
Breve storia della forte rivalità tra Juventus e Napoli, due squadre opposte.